A CHE PUNTO SIAMO CON IL PELLETS IN ITALIA

Aggiornamento Febbraio 2007

Queste righe di aggiornamento mostrano una leggera inversione di tendenza rispetto a quanto scritto l'anno scorso. Il mercato del combustibile legnoso si è arricchito per quanto riguarda le quantità prodotte e grazie anche alle massicce importazioni dall'estero, si è rinnovato per quanto riguarda l'industria della trasformazione, dal moemnto che la fonte di materia prima si è quanto mai variegata. Non solo più dalla segatura di legno, ma anche dalle piante e dagli scarti del girasole, del mais, del cacao, dal cocco, dal nocciolino di olive, dagli scarti di potatura di molte piante, dagli scarti della vinificazione, dal bambu', dal miscanto, dalle saggine, dagli scarti delle barbabietole da zucchero, dalle canne da zucchero e da molte altre biomasse legnose derivanti da colture intensive, volte appunto a produrre pellets. Così facendo si sta compensando alla carenza di prodotto che per questo motivo faceva lievitare molto i prezzi di questo combustibile ecologico rinnovabile, che darà sicuramente una mano all'ecosistema.

 

Marzo 2006
Oggi come oggi il pellets è caro, molto caro, per il fatto che c'è una domanda eccessiva nei confronti della produzione e fino a quando non si invertirà la tendenza il prezzo non diminuirà.

Io prevedo che detta inversione non avverrà prima di un lustro, anche se qualcosa si sta svegliando anche da noi, perché l'attenzione di alcuni industriali si volge verso il come produrre il pellets, come impiegare al meglio i propri capitali .

Prima di tutto occorre combattere l'egemonia, che si è creata negli anni passati, da altri Stati, alimentata anche e soprattutto da parte nostra, perché molti di noi continuano ad affermare che il prodotto estero "E' BELLO". Nulla di più falso.

La questione del prezzo alto è dovuta al fatto che impiantare uno stabilimento di produzione costa molto, e come stabile ma soprattutto come macchinari: essiccatoi, mulini, raffinatori, presse pellettatrici, sistemi di nastri trasportatori, silos, imballatrici, raccolta delle materie prime (trasporti), dipendenti, energia elettrica, spese di gestione ed amministrazione, rete di
vendita e distribuzione, ecc.

Considerato, pertanto che tutti questi costi vanno ammortizzati nel tempo, le tasse ed il relativo profitto dell'imprenditore, prevedo che a breve non ci sarà una sovraproduzione.

Gli industriali pensano ad importare, produrre, stoccare ed aspettare gli sprovveduti che non si sono fatti la scorta a tempo debito ed arrivano all'ultimo momento, come coloro i quali acquistano una stufa o caldaia senza preoccuparsi se troverà il "mangime" e allora li attendono al varco strozzandoli con i prezzi, facendogli credere che il prodotto e scarso anche
se non è vero.

Il modo per difendersi da tutto questo è quello di acquistare apparecchi pluricombustibili. Ci sono e funzionano benissimo. Bisogna solo che l'acquirente si informi e valuti bene il tutto per evitare di essere schiavidi un solo prodotto.

C'è, poi, un'altra questione importante. Alcune stufe possono funzionare anche con qualche tipologia diversa di combustibile ma le case costruttrici, se si brucia qualcosa di diverso dal pellets, fanno decadere la garanzia.
Questa è una beffa bella e buona.

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